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Storie che si tramandano da generazioni, nelle quali ancora oggi non si sa dire con certezza cosa
ci sia di vero e cosa invece sia frutto della fantasia.

 

 + Curiosità - Leggende - Triangolo delle Bermuda

La leggenda del Triangolo delle Bermuda:

Il famoso Triangolo delle Bermuda comprende una vasta area dell'Atlantico, con vertici su Miami, l'isola di Porto Rico, e le isole Bermuda, in cui sarebbe inspiegabilmente sparito un numero elevato di navi ed aerei.

Già Cristoforo Colombo, nel 1492, avrebbe notato delle anomalie magnetiche nella bussola e luci misteriose, come riportato dai suoi Giornali di Bordo:
Incidente di viaggio. "Giovedì 13 settembre: in questo giorno, all'inizio della notte, gli aghi delle bussole si spostavano verso Nord Ovest, e alla mattina volgevano alquanto verso Nord Est (...). Sabato 15 settembre: al cominciar della notte videro cader dal cielo una meravigliosa striscia di fuoco, a quattro o cinque leghe dai navigli (...). Lunedì 17 settembre: i piloti fecero il punto, e riconobbero che le bussole non indicavano la giusta direzione; e i marinai se ne stavano timorosi e accorati, e non dicevano di che. L'Ammiraglio se ne accorse, ed ordinò ai piloti che allo spuntar del giorno tornassero a fare il punto, e, preso il Nord, trovarono che gli aghi erano buoni."
Ma anche recentemente, nel 1945, una squadra composta da cinque aerei Avagers, partiti dalla Florida per una esercitazione, sparì nel nulla.
La squadriglia puntò verso est, in direzione delle Bahamas, raggiunse il bersaglio, completò l'esercitazione e imboccò la strada del ritorno. O, almeno, credette di imboccarla. Alle 15.15, infatti la torre di controllo di Fort Lauderdale ricevette un messaggio dal comandante, il tenente Charles Taylor. “Chiamo la torre. Emergenza. A quanto sembra siamo fuori rotta. Non riusciamo a vedere la terra…” E ancora: “Non sappiamo la nostra posizione! Non sappiamo dove sia l'ovest… Qui non funziona più niente… Anche il mare non è dove dovrebbe essere!”. La base di Fort Lauderdale ricevette qualche altro confuso messaggio: “Tutte le mie bussole sono guaste”, “Non so dove ci troviamo”, “Nessuna terra è in vista”.
Le comunicazioni, sempre più disturbate e contradditorie, continuarono fino alle 16. Poi, più niente.
Un apparecchio di ricognizione fu inviato immediatamente sulla zona dove gli aerei avrebbero dovuto trovarsi. Era un grosso Martin Mariner. L'apparecchio inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole del suo comandante, il tenente Kane. Anche il Martin Mariner interruppe ogni contatto con la base, senza alcuna apparente ragione. Trecentosette aeroplani, quattro cacciatorpedinieri, diciotto vedette della guardia costiera, centinaia di aerei e imbarcazioni private parteciparono alla più colossale ricerca della storia.

Che cosa succede nel triangolo maledetto? Forze naturali sconosciute, UFO, "passaggi" verso altre dimensioni?
La leggenda del triangolo prese origine principalmente dal libro "Bermuda: il triangolo maledetto" scritto nel 1974 dal giornalista Charles Berlitz.
Lawrence D. Kusche, uno studioso del problema, anni fa andò a verificare ogni affermazione di Berlitz. Carte nautiche, statistiche, registri delle capitanerie, dimostrarono che assai raramente Berlitz era attendibile.

Il mistero risolto: così si intitola il libro pubblicato da Lawrence David Kusche The Bermuda Triangle Mystery Solved, pubblicato nel 1975, un anno dopo quello di Berlitz. L'autore afferma che nessuna sparizione avvenuta nel “Triangolo” è più misteriosa di tante altre avvenute nel mare. Con grande meticolosità esamina gli “avvenimenti misteriosi” caso per caso, a partire da quello di Cristoforo Colombo, e trova delle spiegazioni “razionali”. Fa rilevare che fu Colombo stesso a trovare una spiegazione (un po'semplicista, in verità) per lo strano comportamento notturno degli aghi della bussola. Nei suoi diari Colombo scrisse infatti: “e ciò fu perché non si muovono gli aghi, ma la Stella Polare”. Per quanto riguarda la scomparsa degli Avenger, Kusche asserisce che si è trattato di una serie di sfortunate coincidenze. I piloti erano allievi, che non conoscevano ancora bene i loro apparecchi; secondo gli interrogatori della commissione d'inchiesta il loro comandante, il tenente Taylor, avrebbe chiesto di essere sostituito nella missione, probabilmente perché non stava bene. E, per quanto riguarda il Martin Mariner, sarebbe precipitato forse proprio a causa dell'estrema turbolenza segnalata dal comandante stesso.
Kusche ce la mette tutta a demolire le ipotesi fantasiose. Ricorda che nel mondo esistono altre zone “pericolose” come il “Triangolo delle Bermuda”: in Giappone ce n'è una analoga, il “TRIANGOLO DEL DRAGO”. E che, percentualmente, le sparizioni registrate non sono più numerose di quelle che avvengono in altri tratti di mare naturalmente pericolosi (a causa di correnti, venti, e altro). Ma è proprio questo impegno addirittura maniacale a rendere il suo libro poco convincente. Insomma, sembrano quasi più plausibili le spiegazioni “impossibili” di Berlitz che quelle “possibili” di Kusche.


 

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